Come è fatto un fiore spiegato in maniera semplice

I fiori, sebbene argomento di poeti, letterati, musicisti e con milioni di appassionati, nascono con un ruolo meramente evolutivo: grazie alla loro apparenza vistosa, che è peraltro il motivo per cui li apprezziamo, attirano insetti che possano spandere il loro polline (e anche fare del buon miele in caso si tratti di piante mellifere e api). Abbiamo parlato della loro bellezza, spaziando tra rose, orchidee, tulipani, girasoli, ciclamini e azalee, ma non abbiamo mai visto come sono fatti!

A cosa servono i fiori?

Sì, i fiori sono l’organo sessuale della pianta, ed è allo scopo di perpetrare la specie che delle foglie si sono evolute, generando i fiori. Delle “foglie” che compongono il fiore si può fare una prima distinzione: quelle più interne sono chiamate sporofilli, mentre quelle più esterne si chiamano antofilli. Sono questi ultimi, che noi chiamiamo petali, che grazie al colore e al profumo attirano gli insetti e, oltre a questo, proteggono gli organi riproduttivi.

Tutte le piante hanno i fiori?

Prima di continuare, è necessario dire che non tutte le piante hanno i fiori: sono le cosiddette criptogame (dal greco cryptos, cioè nascosto, e gamos, cioè nozze), e sono ad esempio i muschi o le alghe, che si riproducono diversamente.

Le piante con i fiori sono invece chiamate fanerogame (sempre dal greco phaneros, cioè evidente, e gamos, cioè nozze), che hanno cioè degli organi sessuali visibili, e anche queste si dividono in due, gimnosperme e angiosperme.

Le gimnosperme

Pianta gimnosperme

Ci sono prima di tutto le gimnosperme (di cui abbiamo già parlato nella classificazione delle piante), che hanno un fiore molto rudimentale e ridotto all’essenziale: sacche di polline presenti sui rami per la parte maschile, e squame fertili o gruppi di ovuli sempre sui rami per la parte femminile.

Dunque nulla di visibile o appariscente, che le porta inoltre ad essere unisessuali, in quanto gli organi maschili e femminili si presentano separati. Una pianta può ospitare sia entrambi i tipi di fiore (piante dioiche, come il Ginko Biloba, una bella pianta mangia smog di cui abbiamo già parlato) sia un solo tipo (piante monoiche, come i pini e gli abeti).

Le angiosperme

I fiori che tanto amiamo sono invece prodotti dalle angiosperme. Sono formati, come già detto, da foglie evolute, chiamate antofilli. Al contrario delle gimnosperme, questi sono ermafroditi: nello stesso fiore sono infatti presenti sia gli organi sessuali maschili sia quelli femminili.

All’interno del fiore sono infatti presenti gli stami, che producono il polline (parte maschile, chiamata androceo), e il pistillo, che contiene gli ovuli (parte femminile, chiamata gineceo).

Si può pensare a questo punto che il fiore sia autonomo, cioè che si possa auto-fecondare: questa pratica è in realtà scoraggiata attraverso vari sistemi, come ad esempio una posizione degli stami e dei pistilli che non permette l’auto-impollinazione. Quindi, per avere la produzione di semi è necessario polline proveniente da un altro individuo.

Come è fatto un fiore di angiosperma?

Pianta angiosperme

Il fiore ha innanzitutto uno stelo, o asse fiorale, che termina nel fiore vero e proprio, chiamato talamo, cioè la base su cui si inserisce il fiore vero e proprio, chiamato calice. Questo comprende i sepali, cioè delle foglioline verdi alla base del fiore che possono fare la fotosintesi, e la corolla, ovvero i petali veri e propri.

All’interno della corolla, come già detto, c’è l’androceo, ovvero gli stami: ognuno di essi ha un filamento, innestato sulla corolla o sul ricettacolo, e due lobi, contenenti le sacche di polline, chiamate antere.

C’è poi il gineceo, costituito dai pistilli, composti dall’ovario, che contiene gli ovuli in uno o più scomparti, lo stilo e lo stigma, che riceve il polline per la riproduzione.

La fecondazione

Per quanto riguarda le angiosperme, quando il polline proveniente da un altro fiore raggiunge l’ovario, gli ovuli diventano semi, mentre l’ovario diventa un frutto. Questo avviene nelle quattro fasi di impollinazione, fecondazione, disseminazione e germinazione.

Nelle gimnosperme, come ad esempio gli abeti, sono presenti dei piccoli coni, divisi in maschili, che producono il polline, e femminili, che producono gli ovuli. Quando viene fecondato, il cono femminile si trasforma il pigna, e gli ovuli in semi.