Piante mangia smog: quali sono le migliori alleate dell’ambiente

È noto come le piante siano in grado di assorbire l’anidride carbonica. Ciò avviene attraverso il processo di fotosintesi, con la CO2 che subisce l’assorbimento da parte dei vegetali. La fotosintesi garantisce anche la produzione di ossigeno, un sottoprodotto della reazione stessa. Le sue molecole vengono rilasciate nell’atmosfera mediante gli stomi, presenti in tutte le piante della Terra.

Più in generale, i vegetali sono dunque in grado di ridurre le emissioni. Il fenomeno, in particolare, riguarda anche le polveri sottili, emesse dai mezzi di trasporto a combustione interna.

Tra gli alberi particolarmente virtuosi, si segnalano i cosiddetti “mangia smog”, capaci di assorbire l’inquinamento e di abbassare la temperatura ambientale. A tal proposito, andiamo alla scoperta delle piante più belle e utili, in grado di ridurre lo smog.

L’acero riccio

Acero riccio - albero mangia smog

Le informazioni relative al ruolo degli alberi, in termini di capacità di abbattimento delle emissioni, sono state elaborate da Coldiretti, sulla base di dati prodotti dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche).

Le piante sono in grado di rimuovere chili e chili di CO2 dall’aria, nonché sostanze inquinanti come le polveri sottili. Si tratta di una questione rilevante, specie se si considera che ogni anno avvengono 80.000 morti premature, solo in Italia, legate all’inquinamento.

Già, ma quali sono gli alberi più virtuosi? La pianta mangia smog più efficace è l’acero riccio (Acer platanoides), un albero in grado di raggiungere i 20 metri di altezza.

La pianta presenta un tronco slanciato, con foglie che, oltre a misurare tra i 10 e i 15 centimetri, in alcuni casi mettono in mostra una punta ricurva. Particolarmente interessanti i dati relativi all’assorbimento di CO2: nell’arco di 20 anni, l‘acero riccio riesce ad assorbire sino a 3.800 chili di anidride carbonica.

Ciò le rende un vegetale ideale per mitigare l’inquinamento in maniera efficace. E non solo: a fronte dei dati riportati, l’acero è una pianta vantaggiosa in termini di riduzione delle temperature nelle zone urbane.

Le capacità di assorbimento di betulla e cerro

Al secondo posto, stando ai dati CNR, troviamo la betulla verrucosa (Betula pendula). La pianta è in grado di svilupparsi su terreni complessi, e si rivela piuttosto efficiente in termini di riduzione dell’inquinamento. Basti pensare che, in virtù della sua fisiologica, riesce ad assorbire sino a 3.100 chili di anidride carbonica.

Il valore riportato è analogo per il cerro (Quercus cerris), capace di raggiungere anche i 35 metri di altezza. Anche lui si rende protagonista dell’assorbimento con ben 3,1 tonnellate di CO2, sempre nell’arco di 20 anni.

I dati relativi a Ginkgo biloba e tiglio nostrano

Ginkgo biloba - pianta mangia smog

Leggermente meno virtuosi – si fa per dire – i dati relativi a Ginkgo biloba e tiglio nostrano.

Partendo dalla prima, siamo di fronte a un albero antico, considerato un fossile vivente. Già, perché il Ginkgo biloba ha un’origine antichissima, risalente a 250 milioni di anni fa (e dunque nel Permiano): basti pensare che i primi dinosauri sarebbero comparsi “solo” una ventina di milioni di anni dopo, nel periodo noto come Triassico superiore.

Venendo ai dati sul Ginkgo biloba, la pianta è in grado di assorbire sino a 2.800 chili di anidride carbonica (in 20 anni), garantendo un’elevata schermatura nei confronti di polveri e gas.

Inoltre, le ottime capacità di adattamento la rendono una pianta ideale per terreni differenti, anche urbani, il che permette una riduzione dell’incidenza dell’afa.

Infine, il tiglio nostrano. Scientificamente noto come Tilia platyphyllos, il tiglio presenta dati sostanzialmente analoghi a quelli del Ginkgo biloba: anche lui, infatti, è in grado di assorbire CO2 sino a 2,8 tonnellate.

Far crescere e sviluppare piante simili, dunque, è essenziale per ridurre l’impatto dell’inquinamento, il che avrebbe conseguenze positive, oltre che sull’ambiente, anche su noi stessi, nonché sugli altri esseri viventi.

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