Processionaria del pino: cos’è, i rischi per le piante e come eliminarla

Il nome volgare di questo insetto (processionaria del pino) deriva dall’abitudine delle larve di muoversi in fila, proprio come una sorta di processione. La processionaria del pino è un insetto piuttosto molesto per le piante ospiti che può divenire anche pericoloso per l’uomo e per gli animali domestici considerate le reazioni allergiche e le intolleranze che può provocare. È quindi importante imparare a riconoscerlo in modo da poter agire tempestivamente una volta individuato.

processionaria

Processionaria del pino: cos’è?

La processionaria del pino, il cui nome scientifico è Thaumetopoea pityocampa è un lepidottero che si nutre principalmente di aghi, foglie e parti verdi delle piante, le sue larve prediligono le foglie di pini, larici ed abeti sui quali vanno a costruire i loro nidi, che per volume e conformazione sono facilmente riconoscibili ad un occhio esperto.

Le larve escono dai loro nidi in primavera per cominciare a nutrirsi delle foglie dell’albero ospitante iniziando la loro attività di danneggiamento. Raggiungono la maturazione verso la fine di Aprile – Maggio quando intraprendono la loro discesa dall’albero alla ricerca del luogo più adatto per interrarsi.

Ad una profondità variabile tra i 5 e i 20 cm, le larve si sotterrano ed iniziano il processo che le trasformerà in crisalidi, rimanendo interrate sino al momento in cui diverranno farfalle, solitamente nel periodo estivo. Sempre nel periodo estivo inizia la fase dell’accoppiamento e conseguente deposito delle uova che poi diverranno larve e cresceranno all’interno dei nidi.

Questo parassita compie, quindi, una sola generazione all’anno.

I rischi della processionaria del pino

Sono principalmente le larve della processionaria del pino che, a seconda dello stadio di maturazione, vanno a danneggiare più o meno gravemente le piante che parassitano. Le larve estive, le più giovani, si nutrono delle foglie, dopo il loro passaggio rimarrà solamente la nervatura della foglia che seccherà e morirà, venendo utilizzata dalle larve per irrobustire il nido. Sono quindi dei parassiti, come gli afidi neri, bianchi e verdi, anche se agiscono in maniera differente.

L’attacco delle larve adulte è ancora più devastante in quanto si nutrono della foglia intera, e nel tempo e senza azioni mirate, il destino dell’albero è quello di disseccare e morire. Gli alberi colpiti dalla processionaria del pino, subiranno una defogliazione, parziale o totale, oltre a risultare fortemente indeboliti, condizione ideale per l’attacco da parte di altri parassiti.

Questi lepidotteri possono provocare diversi fastidi anche a persone ed animali, in particolar modo sono i peli urticanti delle larve contenenti istamina a provocare reazioni allergiche o infiammatorie. È possibile venire a contatto con questi peli sia direttamente sia per la loro diffusione nell’ambiente attraverso il vento.

Il contatto diretto con la pelle può provocare reazioni allergiche di varia entità, dermatiti molto fastidiose, infiammazione delle vie respiratorie in caso di inalazione, ed è quindi importante cercare di evitare determinate situazioni, quali fermarsi sotto alberi in cui riconosciamo la presenza di nidi, lavare attentamente frutta e verdura che può essere venuta a contatto con il terreno in cui le larve si sono sotterrate ed evitare di distruggere i nidi senza opportuni mezzi e conoscenze, provocando lo spargimento dei peli.

nido di processionaria del pino
Un esempio di nido di processionaria del pino.

Come eliminare la processionaria del pino.

È sempre opportuno cercare, se possibile, di prevenire le infestazioni. Se notiamo nei nostri giardini dei nidi che potrebbero essere di processionaria è fondamentale rivolgersi a personale specializzato che con le opportune attrezzature e i dispositivi di sicurezza può procedere con la rimozione degli stessi, che dovranno poi essere bruciati.

Un’altra soluzione consiste nell’installazione di trappole meccaniche sul tronco dell’albero, che intrappoleranno le larve nella fase in cui scendono dalla pianta per andare ad interrarsi. Esistono, poi, le trappole ai feromoni, che utilizzano gli ormoni normalmente emessi dalle femmine nel periodo riproduttivo per attirare il maschio. Queste trappole vengono posizionate in alto sui rami e intrappolando e uccidendo il maschio impediscono la riproduzione; vanno sostituite ogni 3 settimane circa.

Questa trappola, così come la rimozione dei nidi, sono tecniche che non richiedono l’utilizzo di nessun tipo di sostanza inquinante o dannosa per l’ambiente. In casi in cui le tecniche precedenti non abbiano avuto successo può essere necessario l’utilizzo di sostanze sintetiche (i classici insetticidi, chiamati spesso impropriamente e in senso dispregiativo “prodotti chimici”), procedura che, in aree pubbliche, richiede autorizzazione regionale.

Esistono anche degli insetticidi biologici che, quindi, non impattano a livello ambientale, quale il Bacillus thuringiensis in grado di debellare le larve giovani. Generalmente questi interventi hanno carattere contenitivo, in quanto è molto difficile debellare completamente le contaminazioni, la metodologia più appropriata, quindi, è cercare di evitare il più possibile la loro diffusione .