Mano di buddha: caratteristiche e come coltivare questa pianta

Citrus medica var. Sarcodactylus, è il nome scientifico di questo particolare tipo di agrume. Sì, perché si stenta a crederlo, ma questa pianta dagli strani frutti a forma di mano con tante dita affusolate, è proprio una stretta parente di limoni, arance e cedri.

Agrume Mano di buddha

Un regalo dell’Oriente

Le sue origini sono lontane dall’Europa e vanno ricercate nei paesi orientali come Cina, Giappone ed India. Qui la tradizione la vuole come una pianta dai buoni auspici, in particolare in Giappone, dove viene regalata a Capodanno con l’augurio di fortuna e prosperità.

La si può trovare ai piedi delle statue di Buddha, nei tempi, come ornamento e grazie alla sua straordinaria fragranza, molti orientali utilizzano il frutto riponendolo negli armadi o nei cassetti, per avere indumenti sempre freschi e profumati.

La coltivazione

Le gelate ed in generale climi particolarmente rigidi, non rappresentano il suo ambiente ideale, predilige infatti climi miti ed assolati, che in Italia possono offrire regioni del sud come Calabria e Sicilia. Negli ultimi anni comunque, la coltivazione vivaistica del frutto ha avuto sempre maggior sviluppo, in quanto la sua popolarità è andata via via aumentando e le richieste si sono fatte sempre più numerose.

Con le dovute accortezze è possibile la coltivazione in casa: nei terrazzi, balconi, o anche sotto un portico, infatti, la pianta riesce a sopravvivere tranquillamente, ma sarà importante proteggerla da temperature che scendono al di sotto dei 3/4 gradi.

La Mano di Buddha è costituita da un tronco che a seconda dell’età può avere dimensioni diverse in altezza ed in circonferenza. I rami che si sviluppano producono un fogliame verde chiaro e lucido, che nella stagione invernale potrebbe perdersi quasi completamente, ma niente paura è il suo normale ciclo vitale.

La fioritura avviene in primavera, periodo nel quale una discreta dose di concimazione è assolutamente consigliata, i fiori sono solitamente bianchi con striature viola, ma vi sono varietà completamente bianche. Il frutto viene a maturazione in inverno, indicativamente da ottobre a dicembre, quando raggiunge la tipica colorazione giallo vivo e sprigiona la sua gradevole essenza agrumata.

Nel caso di coltivazione in terra aperta, dovremmo preoccuparci nella stagione autunnale di cospargere il terreno con letame ben maturo, per arricchirlo e prepararlo alla prossima gestazione della pianta.

A casa, invece, sarà necessario utilizzare un terreno soffice, poroso e ben drenato che andrà annaffiato costantemente, ma solo quando sarà del tutto asciutto. Il ristagno dell’acqua nel raccoglitore potrebbe far marcire le radici, quindi è una situazione da evitare assolutamente.

Il rinvaso è previsto ogni volta che ci si rende conto che dai fori del vaso stesso fuoriescano le radici. In questo caso si passerà ad un contenitore dal diametro maggiore, preferibilmente in terracotta, in quanto consentirà all’acqua e all’aria di filtrare attraverso le pareti. La potatura è consigliata in primavera, quando si rimuoveranno i rami secchi o quelli troppo lunghi per ridare vigore ed armonicità alla pianta.

Il frutto

Frutto Mano di buddha

Senza bisogno di manipolazione, la sola presenza della Mano di Buddha in un ambiente riempie l’aria della sua fragranza. Il frutto a differenza dei suoi più noti cugini (limone, cedro, arancia) al suo interno non presenta una polpa succosa, ma è costituito da buccia ed albedo (parte bianca) che rimangono turgidi come consistenza.

Il gusto è eccezionalmente intenso, sempre più ristoranti lo utilizzano in cucina, affettato a lamelle o grattugiato per impreziosire insalate e portate di pesce. Anche nella creazione di dolci il suo impiego apporta una nota caratteristica di freschezza e originalità, molti chef stellati non si sono lasciati certo sfuggire le sue proprietà e lo impiegano spesso nelle loro creazioni.

La sua buccia molto coriacea viene spesso utilizzata per realizzare dei canditi davvero speciali che inebriano il palato, dando la sensazione di assaporare qualcosa di unico.