Coltivazione Alchechengi: tutte le cose da sapere per farla al meglio

L’alchechengi o Alkekengi è una pianta esotica di dimensioni ridotte (può raggiungere un’altezza massima di circa 90 cm), appartenente alla famiglia delle solanacee, famiglia botanica che comprende anche patate, peperoni e pomodori.

Nonostante la sua origine lontana, è un ortaggio che può essere coltivato benissimo anche in Italia, e che non richiede attenzioni e cure particolari nella coltivazione. Produce dei piccoli frutti, di una colorazione che varia dal verde, al giallo/arancione, fino al rosso.

Le specie di alchechengi commestibili sono principalmente due: quello selvatico e quello peruviano. Per quanto riguarda le tecniche di coltivazione, queste sono pressoché identiche per tutte le specie.

i frutti dell'alkekengi

Il clima ideale per la coltivazione dell’alchechengi

Come detto precedentemente, questa pianta può essere tranquillamente coltivata anche in Italia, seppur con degli accorgimenti.

Al sud, l’Alchechengi non avrà particolari problemi a resistere all’inverno, e potrà quindi completare il suo ciclo di vita, che è di circa 6 anni, tranquillamente.

Le cose cambiano però al centro-nord. Qui infatti molto probabilmente la pianta non riuscirà a sopportare le rigide temperature invernali, e sarà meglio coltivarla come pianta annuale. Potrebbe però avere vita più lunga se viene coltivata seguendo alcuni accorgimenti, come ad esempio riporla all’interno delle abitazioni nel periodo invernale (se ovviamente è una pianta coltivata in vaso), oppure ripararla in una serra.

L’esposizione al sole infine non dev’essere diretta, meglio posizionarla in una zona più ombreggiata.

Qual è il terreno più adatto?

alkekengi o alchechengi

Il terreno non è molto importante nella coltivazione dell’alchechengi. Una delle cose a cui prestare maggiormente attenzione è quella di non utilizzare un terreno in cui l’anno prima abbiamo piantato altre solanacee. 

È molto importante che il terreno sia ben irrigato ma anche ben drenato. Quindi, nel caso si coltivi in vaso, è consigliabile predisporre sul fondo dello stesso uno spesso strato di argilla o di un altro materiale simile, in modo da far defluire l’acqua ed evitare che ristagni al suo interno, cosa che potrebbe provocare muffe, o addirittura marciume radicale, che comprometterebbe definitivamente la vita di questo ortaggio.

Per quanto riguarda la concimazione, questa non è molto diversa da quella richiesta per le altre solanacee: il terreno andrebbe arricchito con compost o stallatico, e successivamente, durante la fase di maturazione dei frutti, sarebbe consigliabile aggiungere al terreno anche un buon quantitativo di potassio, che favorirà e accrescerà la produzione.

Infine, per essere più che mai precisi, si può creare una pacciamatura intorno al fusto della pianta, utilizzando della paglia o delle foglie secche, o comunque dei materiali organici non troppo ingombranti. Questa operazione consentirà di proteggere la pianta dalle erbe infestanti, che comunque possono venire tranquillamente rimosse anche dopo essersi già formate.

Quando va coltivata?

L’alchechengi va seminata a partire da inverno inoltrato, fino a inizio marzo, in un ambiente coperto, in cui si possano mantenere temperature adeguate.

Le piantine possono essere trasferite nel campo o nell’orto quando raggiungono circa 10 cm di altezza, e quando comunque le temperature esterne lo permettono, disponendole a una distanza di mezzo metro l’una dall’altra.

In alcuni casi può essere necessario anche l’utilizzo di bacchetti di legno che diano sostegno alle piante, anche se tendenzialmente la loro altezza non molto elevata non rende necessari supporti di questo tipo.

L’irrigazione, di quanta acqua ha bisogno?

Questa pianta non ha bisogno di molta acqua, in generale bastano un paio di irrigazioni a settimana, ma questo può variare a seconda del clima e dell’esposizione alla luce del sole. L’importante in generale è mantenere una buona umidità del terreno, prestando però attenzione che questo non presenti dei ristagni d’acqua che, come detto precedentemente, potrebbero portare alla formazione di marciume radicale.